Una scuola a distanza, ma più viva che mai - Comune di Sala Baganza

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Una scuola a distanza, ma più viva che mai

Una scuola a distanza, ma più viva che mai

La scuola è stata una delle realtà che per prima ha dovuto chiudere di fronte all’emergenza coronavirus, per evitare il più possibile il diffondersi del contagio: dopo un primo, brevissimo periodo di spaesamento, dove a qualche studente sarà sembrato di avere l’occasione di godere di una insperata vacanza, a tutti è stata subito chiara la gravità della situazione: gli insegnanti hanno immediatamente capito di doversi organizzare per garantire la continuità del servizio e studenti e famiglie hanno realizzato subito quanto mancasse loro la scuola.

 

Gli insegnanti dell’Istituto comprensivo “Loris Malaguzzi” di Felino e Sala Baganza hanno risposto in modo tempestivo all’emergenza, dimostrando attaccamento al proprio lavoro e ai propri ragazzi, grande professionalità, serietà e tanta, tanta passione: hanno allestito in tempi da record una scuola a distanza efficiente e inclusiva, dandosi da fare per rispondere ai problemi di tutti e per facilitare la partecipazione; in meno di un mese sono stati consegnati 22 PC (57 in tutto il Comprensivo) a quelle famiglie che ne erano sprovviste, mentre a brevissimo saranno distribuite delle SIM card a chi non ha una connessione, così che entro la fine di aprile tutti gli studenti delle scuole potranno regolarmente frequentare le lezioni da casa.

 

Franca, maestra di una delle classi prime della Scuola primaria di Sala Baganza, racconta che tutti si sono dati da fare per arrivare nelle case delle famiglie e per lavorare con i bambini: «Il primo obiettivo era quello di stabilire e di mantenere un contatto con i bambini, affinché i bambini ci sentissero e ci vedessero, così abbiamo cominciato con indicazioni di lavoro sul registro elettronico e su altre piattaforme attivate dalla scuola. Poi si è passati alla pubblicazione di alcune lezioni registrate e infine a delle vere e proprie lezioni “in diretta”, anche tre alla settimana. Naturalmente - continua Franca - perché si possa fare tutto ciò abbiamo bisogno della collaborazione delle famiglie, perché i nostri studenti sono troppo piccini per utilizzare in autonomia computer, smartphone e tablet, ma davvero è stato come se i bambini e i loro genitori non aspettassero altro; abbiamo toccato con mano quanto ci sia bisogno della scuola, come ambiente educativo e di relazioni: più ancora della didattica in senso stretto, abbiamo bisogno di vederci!».

Certo, la didattica è importante e non può fermarsi, e così ecco che le insegnanti si sono buttate a capofitto in corsi di formazione e webinar dedicati alla scuola a distanza, imparando in  poco tempo tutto quello che c’era da imparare, così da rendere le lezioni sempre più accattivanti e allo stesso modo non si sono risparmiate quando c’era da dedicare tanto tempo ad accompagnare alcune famiglie nell’uso degli strumenti digitali.

Per i bambini ancora più piccoli, quelli della Scuola dell’infanzia, inizialmente ci sono stati problemi ancora diversi, perché gli insegnanti avevano cominciato da poco anche solo a usare il registro elettronico, e così sapere che non si sarebbe più potuto andare a scuola è stato per tutti un colpo. Chiara, una delle maestre, spiega che «agli inizi si è ricorso a WhatsApp, anche perché la necessità era quella di mettersi in contatto con le famiglie e con i bambini, anche solo per salutarli. Successivamente – prosegue l’insegnante –, quando si è capito che la chiusura sarebbe andata per le lunghe, ci siamo posti il problema, insieme alla dirigente, di come organizzare qualcosa di più strutturato. Il primo spunto ce lo ha dato la Festa del Papà: una decina di giorni prima abbiamo cominciato a fare avere alle famiglie una poesia da imparare e poi abbiamo dovuto spiegare ai genitori come insegnarla ai bimbi. In questo lavoro è stato determinante il contributo delle rappresentanti dei genitori, che dobbiamo ringraziare per il grande servizio che hanno svolto e stanno continuando a svolgere. Successivamente abbiamo cominciato a condividere le letture delle favole da parte del Teatro del Cerchio e poi a chiedere ai bambini, sempre con l’aiuto dei genitori, di inviarci alcuni disegni ispirati proprio da quelle letture. Con la generazione delle mail scolastiche e con l’applicazione di videochiamata, siamo riuscite a entrare in contatto con tutte le famiglie e a organizzare un incontro con loro, anche se dopo pochi istanti l’incontro si è aperto anche ai bimbi: quaranta minuti di “delirio”, ma è stato emozionante e anche commovente, davvero ne avevamo tutti bisogno!».

Dopo una formazione adeguata anche per le maestre dell’infanzia, le proposte si sono moltiplicate: ora è attivo un canale privato di YouTube, attraverso il quale le insegnanti entrano almeno due volte alla settimana nelle case delle famiglie e si sono riuscite ad organizzare attività anche più complesse, laboratori manuali e addirittura un puzzle della Rocca.

Diverso il discorso per la Scuola secondaria di primo grado, alle prese con una programmazione “stringente” e, per gli studenti più grandi, con un esame da preparare. Marina, la professoressa di musica della scuola, osserva che la risposta della scuola è stata davvero tempestiva, «anche perché – sottolinea – i nostri studenti erano già abituati a lavorare in “remoto” e con gli strumenti digitali».

Questo non significa che sia stato semplice, o che la didattica non abbia dovuto subire rimodulazioni importanti, anche qui i docenti hanno avuto qualche difficoltà “tecnica”, e alcune materie hanno trovato più di un ostacolo nel riadattarsi alla nuova situazione, specie quelle più “pratiche”, come disegno, tecnologia, educazione motoria e proprio musica: «Nelle mie lezioni io suono – racconta Marina – e i ragazzi suonano con me, ma devo chiedere loro di farlo a microfono spento; dopodiché chiedo che si riprendano e che mi inviino i loro video, senza dimenticare di mostrare le loro mani! I ragazzi hanno dato risposte straordinarie, anzi, alcuni, che durante questi anni hanno incontrato qualche problema, ora stanno partecipando con impegno. Per noi è uno sforzo importante – prosegue la professoressa –, ma lo stiamo facendo volentieri e con professionalità: a cominciare da alcuni colleghi prossimi alla pensione, che si sono messi in gioco, hanno imparato a utilizzare strumenti nuovi e certamente non si stanno risparmiando; anche io, nella mia materia, mi rendo disponibile anche in ore “extracurricolari”, magari per accordare con i ragazzi le chitarre o per registrare i brani che poi invio loro. Attualmente copriamo circa la metà delle ore curricolari, 15 su 30, con le lezioni a distanza, ma contiamo, subito dopo Pasqua, di aumentare questo sforzo e se possibile di introdurre attività ancora più stimolanti, come lavori di gruppo o progetti interclasse, i ragazzi, infatti, hanno bisogno della scuola, ne sentono la necessità, non solo per imparare, ma anche come occasione di socializzazione».

 

Ecco, il quadro che emerge, parlando con Franca, Chiara e Marina, è quello di una scuola viva e attiva, per niente “chiusa”. I nostri insegnanti stanno adempiendo al loro dovere con straordinaria abnegazione, un lavoro non sempre visibile ai più, ma quotidiano, capillare, utilissimo: i nostri bambini e i nostri ragazzi stanno toccando con mano quanto la scuola sia importante e quanto i docenti si prendano cura di loro, anche in queste circostanze così strane; tutti stiamo comprendendo ancor di più quanto sia fondamentale la cooperazione tra tutte le componenti, dirigenza, docenti, studenti e famiglie, e come queste siano parte, davvero, di una comunità educante, che cresce insieme, anche quando non si è nella stessa aula.


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